Salta al contenuto
APEAssemblea Popolare Ecumenica

Il progetto APE per intero

Il problema, il sorteggio, i tre livelli, il ciclo della direttiva, le tre leggi, i costi, le difese e il confronto con il mondo.

← Torna alla pagina iniziale · Come funziona, in breve

Il problema che l'APE vuole risolvere

Tra un'elezione e l'altra, per cinque anni, il cittadino non ha più voce. La democrazia italiana funziona per delega: si vota, si affida il mandato a chi è eletto, e fino al voto successivo la partecipazione è di fatto sospesa. Il modello ha retto finché esistevano i corpi intermedi — partiti di massa, sindacati, associazioni capillari — che tenevano aperto un canale permanente tra società e istituzioni. Quei corpi si sono dissolti.

39,84%
degli aventi diritto non si è recato alle urne alle politiche del 25 settembre 2022, oltre 20 milioni di cittadini: il minimo storico della Repubblica

Le cause dell’astensione sono molte e non si riducono a una sola. La proposta parte da una lettura precisa: non apatia, ma il rifiuto di un sistema percepito come distante e non più influenzabile. L'APE non sostiene che «il sistema ha fallito, quindi va rimpiazzato» — sarebbe una tesi sbagliata e pericolosa. Sostiene qualcosa di più modesto e più solido: manca un organo di cittadini che indichi la direzione tra un'elezione e l'altra, e che le istituzioni debbano attuare o respingere motivando in pubblico, invece di ignorarlo. E il Parlamento va reso più semplice e più rapido.

Cos'è l'APE, e cosa non è

Prima di descrivere cosa fa l'APE, è più importante fissare con precisione cosa l'APE non fa e non potrà mai fare — è proprio da questi confini che dipende la sua legittimità costituzionale.

Non legifera. Non approva leggi, non abroga norme. La funzione legislativa resta integralmente del Parlamento.
Non governa. Non adotta provvedimenti amministrativi, non nomina, non gestisce risorse pubbliche.
Non vincola il voto del parlamentare. Nessun suo atto introduce un vincolo di mandato.
Non sostituisce il Parlamento. La Camera resta eletta e resta l'unica a fare le leggi. Il Senato viene abolito dalla stessa riforma, e la rappresentanza dei territori passa alle APER e alle APEC.
Non crea carriere. Il mandato dura tre anni e si può essere sorteggiati al massimo due volte nella vita.

La sua forza è l'obbligo di rispondere. Le direttive dell'APE sono vincolanti per gli esecutivi: chi le riceve deve attuarle oppure respingerle con una deliberazione a maggioranza assoluta e una motivazione pubblica. Non sono fonti del diritto, non modificano leggi e non creano obblighi per i privati: non impongono una decisione, impediscono di ignorare i cittadini in silenzio.

Il sorteggio, non l'elezione

I componenti dell'APE sono scelti per sorteggio fra i cittadini, mai per elezione — è una delle scelte fondamentali del progetto, e anche la più contro-intuitiva. L'elezione, per quanto democratica, comporta ciò che il progetto vuole tenere fuori dall'APE: candidature, campagne, raccolta di consenso, schieramenti, carriere. Il sorteggio, al contrario, con la stratificazione per età, genere e territorio prevista dal progetto, mira a uno specchio statistico della popolazione: persone comuni che portano il punto di vista reale del Paese, non quello filtrato dagli apparati — lo stesso principio già in uso nei giudici popolari delle Corti d'Assise.

L'estrazione avviene dalle liste elettorali, con stratificazione per età, genere e territorio (almeno il 40% di donne e almeno il 15% di under 35), così che lo specchio sia fedele. Chi è estratto può rifiutare entro 15 giorni, e si procede a una nuova estrazione; ma la base di estrazione è l'intero corpo elettorale, non un registro di volontari.

Tre livelli coordinati, ciascuno col suo interlocutore

L'APE si articola su tre livelli — comunale (APEC), regionale (APER) e nazionale (APEN) — coordinati e distinti: l'APEC parla al Comune, l'APER alla Regione, l'APEN al Governo. Le istanze salgono dal basso: nascono negli Uffici Popolari Territoriali e passano dalle APEC agli Uffici Regionali di Raccolta, che le raggruppano per tema e mettono in luce le convergenze fra Comuni; da lì arrivano all'APER e all'APEN. Le direttive locali non possono contrastare quelle nazionali.

Nell'APEN i 436 seggi sono divisi tra le Regioni in base alla superficie, non agli abitanti, fino a un massimo di 25 per Regione; le APER invece seguono la popolazione. È una garanzia contro la discriminazione, non un favore ai piccoli comuni — nessun cittadino deve pesare meno nel farsi ascoltare per il solo fatto di vivere in un luogo meno popoloso.

Il ciclo della direttiva: voce, direttiva, risposta, verifica, referendum

È il cuore operativo del progetto: come una richiesta nasce dal cittadino, percorre l'APE, raggiunge l'istituzione e ne ottiene una risposta — e cosa succede quando la risposta manca, è negativa, o resta sulla carta.

  1. Voce. Il cittadino deposita un'istanza all'Ufficio Popolare Territoriale del suo Comune, che la registra con ricevuta e la trasmette all'APEC entro 15 giorni.
  2. Direttiva. L'assemblea ascolta esperti e cittadini in sedute pubbliche, poi vota la direttiva, pubblicata entro 24 ore.
  3. Risposta. L'istituzione destinataria ha di norma 60 giorni per attuarla oppure respingerla con un voto a maggioranza assoluta e una motivazione pubblica.
  4. Verifica. L'Organo Indipendente di Garanzia Digitale controlla l'attuazione e segnala le inadempienze; l'APEN verifica ogni sei mesi l'attuazione del programma del Governo e ne pubblica la relazione.
  5. In caso di silenzio. Si apre la via del referendum propositivo: la decisione torna ai cittadini.

Il referendum propositivo è la leva finale del sistema e si attiva solo a procedimento ordinario esaurito: se la Camera o il Governo restano inerti per 120 giorni senza recepire una direttiva né motivarne il rifiuto, a chiederlo possono essere i due terzi dei componenti dell'APEN oppure 500.000 cittadini. È valido senza alcun quorum di partecipazione — la garanzia sta a monte, nella soglia già alta richiesta per attivarlo, non in un tetto di affluenza che in Italia è servito soprattutto a far fallire i referendum invitando all'astensione. Se il referendum passa, Governo e Camera hanno 180 giorni per attuare la direttiva e non possono più ricorrere alla deroga motivata.

Indennità e permessi di lavoro

Perché la partecipazione sia davvero aperta a tutti — e non solo a chi può dedicarvi tempo gratuitamente — chi è sorteggiato riceve un'indennità proporzionata all'impegno: 24.000 euro l'anno nell'APEN, 12.000 nell'APER, 21 euro a riunione nell'APEC. La legge attuativa dovrà prevedere permessi di lavoro retribuiti obbligatori, come per i giudici popolari. Senza copertura del reddito perduto, l'orizzontalità diventerebbe una finzione: l'assemblea si distorcerebbe verso i ceti abbienti, diventando lo specchio di chi può permetterselo invece che del Paese reale.

Tre leggi insieme: l'APE, il Senato, il referendum propositivo

Il progetto include anche l'abolizione del Senato — ma non su un binario separato. Le tre leggi costituzionali (istituisce l'APE, abolisce il Senato, apre il referendum propositivo) entrano in vigore insieme e formano un sistema unico: o tutte e tre, o nessuna. Non è un dettaglio procedurale: un Parlamento monocamerale senza l'APE concentrerebbe il potere come mai nella storia repubblicana, e i risparmi della soppressione del Senato sono la fonte di finanziamento del sistema APE.

Difese contro lo svuotamento e contro il carrozzone

Chi legge questo progetto ha due timori legittimi e opposti: che l'APE venga svuotata e resa innocua da una maggioranza ostile, oppure che cresca fino a diventare un nuovo carrozzone costoso e autoreferenziale. Contro lo svuotamento: sorteggio, valore delle direttive, deroga motivata, trasparenza e referendum propositivo sono scritti in tre leggi costituzionali, e nessuna maggioranza ordinaria può ridurli; alla legge attuativa, da approvare entro dodici mesi, restano solo i dettagli tecnici. Sul fronte opposto, un Organo Indipendente di Garanzia Digitale (OIGD) — 9 esperti nominati dal Presidente della Repubblica per sei anni, senza rinnovo — certifica i sorteggi, sorveglia la piattaforma, accerta incompatibilità e decadenze, ispeziona gli uffici e ogni anno riferisce alla Camera e all'APEN. Non redige le istruttorie, e i suoi atti su decadenze e certificazioni si possono impugnare davanti al giudice amministrativo.

I costi, detti con onestà

Un organo di partecipazione ha un costo reale, dichiarato senza abbellimenti: indennità ai sorteggiati, permessi di lavoro, uffici territoriali, piattaforma digitale, trasparenza in streaming.

252 mln €
costo annuo a regime dell'intero sistema APE (APEN, APER, APEC, Uffici Popolari Territoriali, OIGD), contro i 541 milioni che costa oggi il Senato
250-260 mln €
risparmio netto annuo, stima prudenziale, dopo l'abolizione del Senato (sulla carta 289 milioni, cioè 541 meno 252: la stima prudente tiene conto delle spese che non spariscono con il Senato, come immobili, senatori a vita in carica e pensioni già maturate)
46.266
cittadini sorteggiati in 6.562 assemblee: una in ogni Comune o unione di piccoli Comuni, venti regionali e una nazionale

Cosa insegna il mondo

Il modello APE non nasce nel vuoto: dialoga con le esperienze di democrazia partecipativa già sperimentate altrove, prendendone i pregi ed evitandone gli errori.

EsperienzaCosa insegna all'APE
Irlanda — Citizens' Assembly (2016-2018)Un'assemblea di cittadini sorteggiati può affrontare temi divisivi e produrre proposte che il sistema recepisce. Conferma la praticabilità del sorteggio.
Belgio — Ostbelgien (dal 2019)Primo Consiglio dei cittadini permanente d'Europa: un’esperienza concreta di consiglio permanente e di obbligo di risposta.
Francia — Convention Citoyenne (2019-2020)Lezione cautelativa: raccogliere la voce e poi disattenderla fa crollare la fiducia. Da qui la deroga motivata a maggioranza assoluta, la verifica dell'attuazione affidata all'OIGD e il referendum senza quorum come ultima istanza.
Italia — giudici popolariIl sorteggio per una funzione pubblica delicata è già previsto nel nostro ordinamento. L'APE ne estende il principio.

Dalla Convention Citoyenne francese il progetto trae una lezione precisa: senza un obbligo di risposta e senza uno sbocco, il lavoro dei cittadini sorteggiati rischia di restare senza seguito. L'APE aggiunge esattamente le cose che alla Francia mancavano.

PDF
Leggi il progetto completoLe formule costituzionali, le 13 obiezioni più dure con le risposte, i costi voce per voce e il cronoprogramma.
Scarica il PDF

E adesso?

Se la proposta ti convince, puoi diventarne co-fondatore firmando il Patto fondativo: è gratuito e alla pari. Aderisci →